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CHATGPT Sì o NO?

Come ogni argomento che si rispetti l’IA fa discutere il mondo e forse quello che preoccupa di più è l’entrata di queste nuove tecnologie nelle Scuole.

Prima di tutto dobbiamo considerare che non possiamo parlare di scuola in generale, esistono diversi livelli di competenza e devono essere rispettati sulla base delle conoscenze dello sviluppo cognitivo evolutivo dello studente. Detto questo sfatiamo il fatto che il mio pensiero si basi su protocolli da seguire, schemi e tabelle: gli uomini sono tutti persone, le persone sono tutte uniche.

In ogni caso la tecnologia è inarrestabile e pensare di tagliarla fuori dal mondo della formazione vuol dire aver già perso in partenza. In primo luogo perché oggi è alla portata di tutti anche di ragazzini molto giovani, ciò porta a concepire il concetto di comunicazione come un modo di vivere (non come una trasmissione di informazioni mirate alla diffusione della conoscenza) in un contesto sociale globalizzato senza barriere geografiche o temporali che ha fatto della comunicazione digitale la ragione stessa del suo funzionamento. Provate a pensare cosa sarebbe la nostra vita se un blackout improvviso togliesse la spina a tutte le tecnologie che utilizziamo durante la giornata, tutto cambierebbe radicalmente e probabilmente la situazione diventerebbe pressoché catastrofica. La vita reale si contrappone a quella virtuale e crea non pochi problemi fisiologici nell’organismo dell’uomo se il suo utilizzo non è filtrato dall’abilità del saperla gestire. Questo ha portato molti adolescenti, secondo la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), alla dipendenza da Internet. La Retomania è la nuova patologia che colpisce gli adolescenti: la Rete diventa l’unico luogo dove avere relazioni, cercare amici, relazioni sentimentali. Internet diventa un luogo sicuro dove rifugiarsi dalla vita reale. Questo causa un’instabilità emotiva precaria; depressione, disturbi bipolari e ossessivi/compulsivi. L’abuso di Internet e di trarre le informazioni da esso ha la capacità di indurre sensazioni di onnipotenza, vincere le distanze, fino ad arrivare al cambiamento della personalità e dell’identità. Quindi, in questa prospettiva chi, se non la Scuola in quanto agenzia di Istruzione e Formazione del genere umano, può aiutare le nuove generazioni ad uscire da questa bipolarità tra reale e virtuale?

Vietare ai bambini/ragazzi l’utilizzo delle tecnologie non è il modo più opportuno per insegnargli ad utilizzarle. Sicuramente è più produttivo incentivare loro a fare sport, invitarli a partecipare a iniziative sportive o all’aria aperta cittadine, proporre a loro altre attività divertenti nella vita reale e diminuire il tempo di fruizione degli strumenti tecnologici, queste sono tutte situazioni educative che può sensibilizzare la famiglia. La scuola deve formare persone competenti all’uso della tecnologia, al saperla padroneggiare per poi trasmettere le loro conoscenze agli studenti. Ma non solo, non può essere solo una mera trasmissione delle conoscenze, bensì è necessaria la consapevolezza del potenziale che hanno le tecnologie ed è questa consapevolezza che deve essere acquisita.

Oggi, l’ultimo traguardo della tecnologia è ChatGpt che si può trovare facilmente e gratuitamente sul web. Uno strumento impeccabile, che può esser di grande aiuto perché risponde ad ogni domanda. Ma attenzione! Presuppone alla base la capacità di fare la domanda giusta.

Possono gli studenti fare domande giuste per superare le verifiche?  Certo! Purché abbiano acquisito la capacità di riflessione e una grande consapevolezza del proprio processo di pensiero, in caso contrario non sapranno mai se ciò che hanno ottenuto come risposta possa essere adeguata alla richiesta fatta. Per questo dovremmo preoccuparci, come adulti, di aiutare i nostri ragazzi a conoscere se stessi e a risolvere le situazioni in modo autonomo e indipendente, invece di concentrare le nostre preoccupazioni su metodi e strumenti che, volenti o dolenti, continueranno il loro percorso evolutivo.